La notizia

 

 

 

L'Approfondimento

LEONARDO E L'ALLIEVO, (Febbraio 2012)

Riportiamo questa curiosa nota  da    "Punto D'Incntro" del 3/2/2012, ci riferisce una recente scoperta sulla famosa Monna LIsa di Leonardo, una nuova indiscrezione che si aggiunge alle altre già numerose sul famoso dipinto. ( Leggi tutto )

Newsletter

Iscriviti e verrai informato su ogni novità del nostro sito.

Contatto

Questa settimana vi segnaliamo:

La Foto della settimana

Ci sono anche loro!

La Videocartolina della settimana

Strage di cani in Ucraina

Passioni e .......

Un blog di ...... e non solo.

 

Video,

Il videoblog del trittico.

Foto,

Il fotoblog del trittico. 

SITI PARTNER NOTIZIE UTILI

fai clic qui

Infortuni  Pensioni  Contributi   Invalidità  

730  Unico  ICI  ISEE   Immigrazione Colf ...


geo statistiche

Reportage

Va’, dove ti porta il canto. ( 8 dicembre 2011 )

 

E’ vero che le vie della musica sono infinite, e quindi l’occasione di un concerto in provincia di Siena diventa anche occasione per visitare un nuovo ed incantevole angolo d’Italia.

Conoscere nuovi e meravigliosi amici, gustare quanto di più genuino può esserci in una azienda agricola passeggiando nelle viscere delle sue cantine, tra profumate botti di rovere ,esageratamente grandi, che preparano il vino pregiato.

Se poi ti propongono anche la visita ad un castello, una dimora nobile dove tutti i sapori di una volta sono ancora intatti, dove i padroni di casa con raffinata eleganza ti accolgono come fossi da sempre di casa, dove le tua curiosità e voglia di sapere trova risposte esaurienti e competenti, allora un viaggio per un concerto canoro diventa anche una gita piacevole da condividere con gli amici ed una occasione di arricchimento culturale personale.

Questo il sapore che ti puoi portare a casa quando con il coro della Schola Cantorum Barisciano ti metti in viaggio per un concerto a Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena.

Il piacere di cantare, la soddisfazione per la riuscita del concert e gli apprezzamenti ricevuti trovano un primo momento di condivisione collettiva nel banchetto amicale offerto dagli amici, e poi, a maggior soddisfazione e gradimento, un visita a questi splendidi e a volte introvabili gioielli che sanno ancora farti sentire vibrazioni genuine e preziose, come nel Castello di Montalto, calorosamente accolti dalla cordialità ed eleganza dei padroni di casa: Giovanni e Diana Coda- Nunziante.

 

Montalto è un antico castello medievale immerso nella stupenda campagna toscana vicino a Siena. Parte del castello stesso e le case del piccolo borgo circostante, ristrutturate con cura, sono disponibili in agriturismo e come case per vacanze. La tenuta di 300 ettari include una piscina, un campo da tennis, grandi boschi per piacevoli passeggiate, e stupende vedute sulla valle coltivata.

Otto case comode e ben equipaggiate fra cui scegliere

Sono disponibili otto appartamenti di tipo e dimensione diversa. Ognuno è arredato in maniera personale e con gusto, ed è completo di accessori per la cucina e la tavola, di lenzuola e di asciugamani. Molte case hanno il caminetto, la lavatrice e un'area esterna privata per mangiare al fresco.

Viaggio negli usi e tradizioni.

 

Il vischio e la tradizione del Natale.

Cosa vorrà significare quel ramoscello verde, che si usa addobbare a festa nel periodo natalizio, e porlo generalmente negli ingressi delle case e nei luoghi di passaggio?

Abbracciarsi sotto il vischio era beneaugurante; il vischio era anche chiamato “guarisci-tutto” per le sue proprietà medicinali.

Il vischio è una pianta parassita, sempreverde, che mette radici sopra il legno di alcuni alberi, soprattutto querce, meli, peri, mandorli, aceri, salici, pioppi, abeti.

Il fusto del vischio si suddivide in varie forcelle e produce dei frutti biancastri che contengono un seme avvolto in una sostanza appiccicosa. 

Fin dall’antichità il vischio raccolto sugli alberi era sacro, i celti lo raccoglievano con un apposito rituale durante il solstizio d’inverno. I rametti di vischio venivano levati dall’albero per mezzo di una piccola falce d’oro e conservati in pezze di lino affinché non perdessero i loro magici poteri.  

Alla piantina la tradizione ha attribuito le proprietà più straordinarie: i contadini europei ritenevano che avesse la capacità di domare gli incendi. Allo scopo tenevano appesi dei rametti di vischio in casa. Altri erano convinti che se una donna sterile lo consuma ben presto sarà prolifica. 

In campo terapeutico veniva applicato sul ventre dei colitici per quietarne i dolori, oppure lo si riteneva capace di vincere l’epilessia, o addirittura se ne facevano delle collane che venivano poste al collo dei bambini per preservarli dalle malattie in genere.  

A scopo farmaceutico si raccolgono i piccoli rami provvisti di foglie. La droga contiene delle sostanze chimiche che agiscono come ipotensivo e cardiotonico. Contro l’alta pressione sanguigna, l’arteriosclerosi, l’epilessia si fanno bollire 5 gr di droga in un litro d’acqua per alcuni minuti, si lascia riposare per una decina di minuti, si filtra e se ne bevono da 1 a 3 tazze al giorno lontano dai pasti. 

Nell’ipertensione si prepara una miscela in parti uguali di vischio, biancospino, achillea e timo. Se ne mette a bollire per alcuni minuti un cucchiaio in una tazza d’acqua calda, si lascia riposare per 10 minuti, si filtra e si consuma. 

Contro i congelamenti si prepara una pomata al vischio amalgamando le bacche fresche con strutto di maiale ed applicando l’impasto ottenuto sulle parti congelate.  

Nella mitologia scandinava, il vischio è la pianta sacra di Frigg, dea dell’amore: dopo che suo figlio Balder venne ucciso da una freccia, Frigg cominciò a piangere sul suo corpo, e mentre le sue lacrime si trasformavano nelle perle bianche del vischio, Balder tornò in vita. Per la felicità, Frigg cominciò a baciare chiunque passasse sotto l’albero sul quale cresce il vischio facendo sì che non potesse capitare mai nulla di male a tutti coloro che si fossero dati un bacio sotto un ramoscello di vischio.

Foto, Emanuela Bruschi

Agosto 2011.Capita sempre più frequentemente di assistere in televisione a trasmissioni, documentari o dibattiti sul fenomeno delle apparizioni a Medjugorje, a volte correndo anche il rischio di avvalorare tesi non ancora sufficientemente chiarite mettendo invece in secondo piano aspetti che meritano maggiore rilievo.

Riprendiamo da altra fonte e riproponiamo di seguito, un bell’articolo scritto da Emanuela Bruschi dopo aver partecipato direttamente ad un pellegrinaggio a Madjugorje organizzato da una comunità parrocchiale di L’Aquila.

 Pellegrinaggio a Medjugorje: alla riscoperta dell’anima  

Si è concluso la scorsa settimana il pellegrinaggio a Medjugorje organizzato dalla parrocchia San Francesco di Pettino. Cinque giorni di riflessione, di preghiera, di conoscenza di un posto che desta la curiosità di tutti, credenti o meno. Ognuno in questo viaggio ha vissuto momenti unici, sono stati cinque giorni organizzati per tutti allo stesso modo, ma ad ognuno, dai tanti incontri, è arrivato un messaggio diverso e personalissimo, legato alle tante riflessioni sulla propria vita. È difficile scrivere su Medjugorje: è difficile trascrivere le tante sensazioni che si provano lì, dall’emozione all’amore, dalla fragilità al senso della vita.

Qualcuno parla di Medjugorje come della ‘‘sua autostrada verso Gesù’’ – qualcuno vive Medjugorje come il montare di una ‘‘catarsi’’ interiore che porta dopo tanti anni inesorabilmente alla riconciliazione con Dio, anche se si era giunti in quel luogo senza avere tale aspettativa. Altri vivono semplicemente la preghiera. Ed è proprio questa ultima – oltre alla confessione, al digiuno, all’Eucarestia e alle Sacre Scritture – uno dei cinque ‘‘sassi’’ lasciati dalla Madonna ai veggenti.

Medjugorje è noto come il luogo delle apparizioni della Madonna ai veggenti, apparizioni giornaliere e messaggi lasciati a veggenti vivi, che testimoniano la loro esperienza personale negli ultimi 30 anni. Anche il nostro gruppo incontra uno di loro: si tratta di Marija, che ci narra le difficoltà iniziali avute legate all’imparare a pregare e quelle causate dall’incredulità del potere terreno, se così si può dire. Nonostante tutto -ci dice - lei rifarebbe le stesse scelte per il grande amore che prova. La cosa bella di questo incontro è stato sentir parlare una persona con le sue fragilità umane, che accomunano un po’ tutti, e non ti fanno sentire fuoriluogo anche se non sei ‘‘perfetto’' come cristiano e come credente. Ognuno viene accolto e condotto anche a piccolissimi passi verso Dio. Credo sia questo che genera quella serenità interiore che caratterizza chi ritorna da Medjugorje. Si riscopre l’importanza della preghiera e della cura della propria anima, tutto quello che in una società frenetica e consumistica che focalizza gli obiettivi in soldi e potere, vengono dimenticati. Poi ci si ritrova a dover combattere con le insoddisfazioni e le depressioni, ma quel malessere ha forse un origine molto più profonda. Come una separazione di un fanciullo da un genitore: il ragazzo che cresce lontano si abitua a sopravvivere, lavora, si sposa, ma non riesce mai a soffocare quel bisogno di ritrovare il padre e la madre.

Qualsiasi cosa accada a Medjugorje il primo vero miracolo a cui si assiste è la preghiera. Milioni di persone di diversa nazionalità che pregano tutte insieme, ognuno nella sua lingua, le une accanto alle altre, con un tangibile senso di fratellanza.

Certo è che se si fosse così predisposti ad ‘ascoltare’ ed a ‘guardare’ come lo si è a Medjugorje, forse anche nella nostra vita quotidiana riusciremo a vedere oltre ai nervosismi nel traffico, alle corse quotidiane, alla stanchezza del lavoro.

Tante domande che lì non ho fatto ora mi vengono in mente: come si vive veramente in quel posto dove la gente conversa nei bar sui temi religiosi e dove tutto si ferma all’ora dell’apparizione – almeno da quanto ho visto intorno alla Chiesa? Dalle tante Comunità che abbiamo visitato in questi giorni sembra che anche in questo luogo benedetto ci siano dei problemi comuni ai nostri: quello degli orfani, degli anziani, delle droghe e dell’alcool. Queste Comunità, ai nostri occhi, sembra che si sostengano grazie ad una particolare ‘‘Provvidenza’’- formata da una rete di contatti volontari che portano  i pellegrini in visita, oltre alle elargizioni volontarie di persone che qui hanno proprio cambiato la loro tipologia di vita.

Nel primo posto che visitiamo – la Comunità Cenacolo – è una suora che con tanta determinazione riesce a trovare lo strumento per la salvezza di tante persone, giovani e non, che attraverso il lavoro e, successivamente, con la preghiera, è come se fossero rinate. Hanno imparato ad amare se stessi e gli altri, a vivere insieme, a fare quelle cose che prima criticavano (come andare a letto presto) e spogliarsi di quelle abitudini e quel benessere dei nostri giorni in funzione degli altri. Quando queste parole escono dalla voce di un ragazzo di 25 anni che si è disintossicato dalla droga ed ha capito che vive bene anche senza la tv, il cellulare e tutto ciò che hanno i ragazzi della sua stessa età, che si sente soddisfatto dal servizio sociale che fa e dalla fede, ti arriva letteralmente uno schiaffo in faccia.

Io personalmente un altro sonoro ‘‘ceffone’' l’ho ricevuto anche alla Comunità che si occupa degli orfani. Qui mentre una delle volontarie ci parlava di Padre Slavko - il fondatore di quel posto e Padre particolarmente importante per Medjugorje – e, dunque,  ci narrava di come sono state progettate le singole case del posto per accogliere gli orfani e farli sentire ‘‘a casa’’  in un ambiente più ristretto e più simile a quello familiare, ho capito che queste persone hanno proprio trovato il senso della vita, quel senso che, nella società odierna, non tutti hanno, confuso tra gli obiettivi comuni di lavoro, benessere ecc.. Mi piacerebbe fare un sondaggio a riguardo per sapere quale è lo scopo delle persone, e, seppur questo esiste, sapere se, veramente, le appaga.

Durante il nostro pellegrinaggio non poteva mancare la salita alla collina delle apparizioni - con sosta vicino la statua della Madonna e alla Croce Blu - e sul monte Krizevac - tragitto più scomodo del primo e più escursionistico a causa della morfologia del terreno, dove, dopo aver incontrato la via Crucis ed il luogo dove morì padre Slavko, si giunge alla croce bianca che si vede da Medjugorje. Silenzio e preghiera caratterizzano questi luoghi, ma non sempre e soprattutto quando sono di passaggio gli italiani.

 

Il nostro cammino si conclude assistendo ad uno dei tramonti più belli che io abbia mai visto prima e con la consapevolezza che, in cinque giorni, abbiamo condiviso dei momenti davvero unici e speciali con i compagni di viaggio con i quali adesso ci lega un grande affetto anche se ci eravamo appena conosciuti. I più scettici potranno continuare a pensare che chi va a Medjugorje è vittima di una psicosi generale ma io li invito ad andare e riuscire a rimanere indifferenti, perché solo adesso io conosco che significa vivere nello stato di ‘‘grazia’’.

Emanuela Bruschi

Clicca l'immagine

Dentro il Terremoto ( L'Aquila, 6 Aprile 2009 ore 3.33)

 

Nessuno poteva sapere che quella era una notte diversa, che ti cambiava la vita e in un momento ti avrebbe tolto tutto, un solo attimo avrebbe messo a nudo tutta la tua impotenza.

Quel tuo sentirti sospeso in balia di una forza sconosciuta e incontenibile fino a pensare che quella è la fine, la tua fine e quella di altri.

Non sei tu a decidere, non puoi nulla in quei terribili venticinque secondi mentre nella tua mente si affollano ogni sorta di pensieri, non avresti mai potuto immaginare quanti timori, emozioni, possono passare in un solo momento nella mente scossa da quel disumano rumore.

Solo dopo, quando tutto cessa, nel silenzio che segue, nel buio totale, distingui il vivere dal morire e realizzi che ci sei ancora, spaurito, perso, in un’altra dimensione.

Corri a cercare tutto ciò che speri di trovare ancora vivo, i tuoi affetti, la tua gente, il tuo paese, mentre intorno inizia a crescere il sinistro risuonare delle sirene dei soccorsi.

E’ ancora notte fonda ma già ti rendi conto che ciò che è successo é grave, che molti non ci sono più, che nulla sarà come prima, l’alba ti coglie ancora sgomento e pian piano ti mostra in tutta la sua crudezza ciò che ti circonda: rovine, notizie di morti, dolore e caos.

Come va? Come stai? Fà un certo effetto incontrare di nuovo gli amici.

Non hai nessuno da condannare, nessun  colpevole da giudicare, sai solo che il tuo dovere di uomo è avere pazienza, tenacia, e ricominciare da questo  giorno, da questa terribile notte di aprile.

 

Clicca sull'immagine

Visitando la Spagna

 

Una visita veloce, magari solo per un ponte di fine sttimana, tanto quanto basta per risentire i sapori, gli odori di questa terra calda e accogliente dove ogni cosa sembra esserti familiare. 

Il colore particolare, ovunque diffuso, ti avvolge durante tutto il soggiorno mentre posi lo sguordo su moderni palazzi, monumentali e storiche architerrture, giardini verdeggianti e piazzette più modeste quasi a misura d'uomo.

Madrid, Barcellona, il sole, il mare e la costiera ricca di insenature, i palazzi reali e le caratteristiche piazze, le corride,il genio di Gaudì, cose che ti porti appresso anche dopo per un po di tempo.

A risvegliare la voglia di tornare a passegiare in quelle strade, tra gli artisti di Barcellona, tra le bancarelle di un mercato, tra i sapori accattivanti di una cucina gustosa ed abbondante.