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PENSIERI IN LIBERTA'

Quelle che, di tanto in tanto, vengono riportate su questa pagina sono opinioni in libertà, colte qua e la, che però hanno un certa valenza o attinenza con il periodo sociale e politico o si rifanno alla attualità del momento.

Un contributo disinteressato e non di parte ad arricchire il dibattito e favorire una pacata riflessione.

 

 

In tempo di grandi paure ed incertezze è più facile insinuare dubbi e notizie false. 

Coronavirus: un complotto contro l’Italia?

Quando una collettività è attraversata da un’ondata di paura, l’uomo smarrisce la capacità di distinguere i pericoli reali da quelli immaginari. Dal momento che tutti hanno paura, l’individuo non riesce più a trovare un freno moderatore nei vicini. Amici, genitori e colleghi alimentano le paure, che vengono sospinte in modo propulsivo. Questo fenomeno è oggi più impetuoso grazie a internet. Per diffondere una paura, è sufficiente una frase breve e semplice. Per contrastarla, occorre un ragionamento lungo e complesso. Ne consegue che la paura è sempre più veloce dell’anti-paura. Le tesi che voglio smentire sono due. 

La prima, che sta ottenendo milioni di visualizzazioni sui social network, denuncia un complotto internazionale contro l’Italia. In sintesi, siccome Italia e Cina avevano firmato una serie di accordi commerciali, il 23 marzo 2019 a Roma, gli agenti segreti degli Stati Uniti – o forse di Francia e Germania – hanno diffuso il coronavirus in Cina e in Italia per danneggiare le loro economie. Questa tesi può essere confutata mostrando quattro evidenze. La prima è che il coronavirus sta piegando gli Stati Uniti, che hanno appena dichiarato l’emergenza nazionale. Trump ha inoltre approvato un pacchetto di 50 miliardi di dollari per aiutare gli americani, contro i 7,5 miliardi di euro del governo Conte per aiutare gli italiani. La seconda evidenza è che Trump ha incontrato alcuni leader mondiali risultati positivi al test del coronavirus correndo il rischio di essere infettato a sua volta, come hanno spiegato Megan Specia e Damien Cave sul “New York Times”. Se gli Stati Uniti avessero diffuso il coronavirus intenzionalmente, non si troverebbero n una situazione così drammatica giacché i servizi segreti americani sono specializzati nel danneggiare i Paesi altrui e non il proprio. La terza evidenza è che il coronavirus sta fiaccando molti Paesi con cui gli Stati Uniti hanno un grosso interscambio commerciale: il loro impoverimento causerebbe l’impoverimento degli Stati Uniti. La quarta evidenza è che le misure di contrasto al coronavirus rischiano di innescare una recessione mondiale che colpirebbe gli Stati Uniti, mettendo a rischio la rielezione di Trump, il quale ha sempre chiesto di essere giudicato in base ai successi in campo economico.

La seconda tesi, che voglio confutare, è che il coronavirus è stato diffuso per inviare migliaia di soldati americani in Europa nella distrazione generale. Per condurre una simile operazione, così dicono i complottisti, è necessario che gli europei abbiano gli occhi rivolti al coronavirus. In realtà, il rafforzamento delle truppe Nato in Europa non ha niente di segreto ed è iniziato molto prima che si diffondesse l’epidemia. Basterà una sola evidenza per chiudere il discorso: dal 25 ottobre al 23 novembre 2018, la Nato ha condotto, in Norvegia, un’esercitazione militare dalle dimensioni impressionanti, la più grande dalla fine della guerra fredda. Stiamo parlando dell’operazione “Trident Juncture 18”, che ha coinvolto oltre 50,000 soldati di tutti i Paesi Nato, e di alcuni Paesi alleati, per un totale di 31 Stati sotto la guida suprema dell’ammiraglio James Foggo. Le esercitazioni hanno impiegato 250 aerei da combattimento, 65 vascelli da guerra e più di 10mila veicoli tra blindati e mezzi corazzati. Tutto questo per invitare la Russia a non invadere l’Europa dell’est o i Paesi baltici, ai cui confini Putin ha ammassato un’inquietante quantità di truppe, dopo avere invaso la Crimea, che appartiene all’Ucraina, nel 2014. Il nuovo invio di soldati americani non ha alcun bisogno di essere nascosto agli europei, dal momento che 31 Stati e quindi 31 governi, 31 parlamenti e 31 eserciti, oltre a decine di partiti politici, avevano già approvato l’invio di decine di migliaia di soldati per contenere la Russia. Per colmo del paradosso, tutto questo avviene per favorire la pace e non la guerra giacché nessun Paese europeo vuole scontrarsi con Putin, men che meno Trump, la cui strategia geopolitica prescrive di avere buoni rapporti con il presidente russo. La Nato, schierando i propri mezzi, esorta Putin a non fare la prima mossa, per amore della pace, mica della guerra.

Articolo di ALESSANDRO ORSINI  Da "Il Messaggero"